Ecco alcune indicazioni su come cambia la mobilità nel pubblico impiego dopo l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, del Milleproroghe e in attesa dell’iter parlamentare del Decreto PA.


La mobilità volontaria nel settore pubblico rappresenta uno strumento chiave per la gestione delle risorse umane, consentendo lo spostamento del personale tra enti senza necessità di nuove assunzioni. Tradizionalmente regolata dall’art. 30 del D.Lgs. n. 165/2001, questa procedura era obbligatoria prima dell’indizione di nuovi concorsi. Tuttavia, l’obbligo spesso rallentava i tempi di reclutamento, generando critiche da parte delle amministrazioni.

Come cambia la mobilità nel pubblico impiego per il 2025?

Adesso ben 3 testi normativi intervengono in materia: la Legge di Bilancio 2025, il Milleproroghe e il Decreto PA 2025, che tuttavia a differenza dei primi due è ancora nella fase di valutazione del Parlamento dopo essere stato approvato dal Consiglio dei Ministri.

Legge di Bilancio e Milleproroghe

Con la Legge di Bilancio 2025, l’assetto normativo è stato modificato: l’art. 1, commi 126 e 127, ha aggiornato il d.l. n. 95/2012, stabilendo che le cessazioni dal servizio attraverso la mobilità contribuiscono al calcolo delle risorse disponibili per nuove assunzioni. Tuttavia, con la conversione in legge del decreto Milleproroghe (legge 21 febbraio 2025, n. 15), la mobilità volontaria è tornata a essere facoltativa. Ciò significa che le amministrazioni possono ora scegliere se avvalersene prima di avviare un concorso.

Assunzioni nella PA senza obbligo di mobilità

L’estensione della deroga fino alla fine del 2025 consente alle amministrazioni di procedere con le assunzioni senza il vincolo della mobilità, riducendo i tempi burocratici. Questa misura ha un impatto significativo su diversi settori della Pubblica Amministrazione:

  • Comuni: in particolare quelli con numerosi pensionamenti, potranno avviare concorsi per sostituire rapidamente il personale in settori cruciali come la polizia locale, i servizi sociali e l’urbanistica. Questo eviterà carenze di organico che potrebbero compromettere l’erogazione dei servizi ai cittadini.
  • Sanità pubblica: le strutture ospedaliere e le aziende sanitarie locali potranno assumere direttamente medici, infermieri e personale sanitario senza dover attendere la conclusione di lunghe procedure di mobilità. Ciò è particolarmente rilevante in un periodo in cui il Servizio Sanitario Nazionale necessita di risorse per far fronte alla carenza di specialisti e al potenziamento delle cure territoriali.
  • Istruzione: le scuole potranno rafforzare gli organici senza ritardi burocratici, garantendo una maggiore continuità didattica e riducendo la necessità di supplenze. La misura potrebbe agevolare l’inserimento di nuovi docenti, soprattutto in materie STEM e per il sostegno agli studenti con disabilità.

Questa flessibilità consente alle amministrazioni di gestire meglio il turnover e di rispondere più rapidamente alle esigenze del territorio, migliorando l’efficienza complessiva del settore pubblico.

Il Decreto PA e la mobilità programmata

Parallelamente, il Decreto PA 2025 introduce un nuovo approccio alla mobilità volontaria. Secondo le disposizioni, almeno il 5% delle assunzioni dovrà essere riservato a personale proveniente da altre amministrazioni nel 2025, con l’obiettivo di arrivare al 15% entro il 2027. La priorità sarà data ai dipendenti con almeno 36 mesi di servizio in posizione di comando o distacco.

Le amministrazioni potranno comunque bandire concorsi senza obbligo di mobilità, ma se le procedure non verranno attivate entro l’anno, le facoltà assunzionali dell’anno successivo subiranno una riduzione. Questa misura mira a incentivare il ricollocamento del personale già impiegato nel pubblico impiego, promuovendo un utilizzo più efficiente delle risorse umane.

Un quadro normativo ancora incerto

L’introduzione del Decreto PA solleva dubbi interpretativi rispetto al Milleproroghe, generando incertezza tra le amministrazioni che devono applicare le nuove regole. Il quadro normativo appare frammentato e suscettibile di differenti letture:

  • Principio di prevalenza della norma più recente: secondo questa interpretazione, le nuove disposizioni del Decreto PA abrogherebbero implicitamente la normativa precedente, rendendo obbligatoria la quota di mobilità programmata nelle assunzioni future. Questo potrebbe però creare difficoltà operative per le amministrazioni, che si troverebbero costrette a riservare parte delle assunzioni al personale già in servizio, riducendo la possibilità di immettere nuove competenze nel sistema pubblico.
  • Criterio di specialità: questa lettura lascerebbe agli enti ampia discrezionalità nell’applicazione della mobilità volontaria per il 2025, consentendo loro di scegliere se adottare o meno la quota di mobilità prevista dal Decreto PA. Tuttavia, questa interpretazione rischia di generare un’applicazione disomogenea della norma, con enti che privilegiano il reclutamento esterno e altri che si concentrano sulla redistribuzione del personale interno.

L’assenza di un’indicazione chiara da parte del legislatore rischia di creare conflitti interpretativi tra amministrazioni, rallentando le assunzioni e ostacolando la programmazione del personale. Inoltre, l’eventuale riduzione delle facoltà assunzionali per gli enti che non attivano la mobilità potrebbe trasformarsi in un vincolo burocratico ulteriore, piuttosto che in un reale incentivo alla gestione efficiente delle risorse umane.

Sarà fondamentale osservare come l’iter parlamentare del Decreto PA evolverà. Ulteriori modifiche potrebbero essere necessarie per chiarire il quadro normativo, garantire maggiore coerenza nell’applicazione delle regole di reclutamento e fornire agli enti strumenti più chiari per la gestione del personale pubblico.