Uno stop improvviso al decreto sugli autovelox, a un passo dalla trasmissione alla Commissione Europea: lo comunica direttamente il Ministero dei Trasporti con una nota stringata, “Sono necessari ulteriori approfondimenti“.


Dietro la decisione c’è la volontà del ministro Matteo Salvini, che ha ritenuto opportuno rivedere il testo prima di procedere oltre. Il decreto, atteso da anni, era stato pensato per mettere ordine nella gestione dei dispositivi di rilevamento della velocità, spesso al centro di contestazioni e ricorsi.

Cosa prevedeva il decreto sugli autovelox stoppato dal Ministero dei Trasporti?

Il provvedimento introduceva regole chiare per l’omologazione degli autovelox, con un meccanismo che avrebbe semplificato le procedure per quelli approvati dal 2017 in poi. Tali dispositivi risulterebbero automaticamente omologati, evitando ulteriori passaggi burocratici. Al contrario, gli apparecchi più datati avrebbero dovuto essere disattivati fino alla conclusione del processo di omologazione.

Il testo, articolato in sette articoli e corredato da un allegato tecnico dettagliato, specificava caratteristiche, requisiti e procedure per la taratura e la verifica dei dispositivi. La novità principale riguardava l’articolo 6, che riconosceva l’omologazione automatica per gli autovelox conformi alle disposizioni del decreto ministeriale del 13 giugno 2017. Gli altri avrebbero dovuto seguire un iter preciso, con il rischio di rimanere inattivi per mesi.

Le conseguenze della sospensione

Il blocco improvviso del decreto non è solo una questione tecnica, ma rappresenta un passo indietro nella gestione della sicurezza stradale e nell’efficienza amministrativa. Dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito l’invalidità delle multe emesse da dispositivi privi di omologazione, l’intervento normativo era diventato essenziale per fare chiarezza. Ora, invece, il caos resta.

L’entrata in vigore del decreto avrebbe costretto numerosi Comuni a spegnere gran parte degli autovelox, ma questo non sarebbe stato un fallimento della norma, bensì la conferma di un sistema finora lasciato nell’incertezza. Il problema non è la regolamentazione, ma il fatto che per decenni sia stata ignorata, con il risultato di sanzioni contestabili e una giungla di ricorsi.

Secondo Luigi Altamura, comandante della Polizia locale di Verona e membro di Anci in Viabilità Italia, le disposizioni transitorie del provvedimento avrebbero comportato la disattivazione automatica del 90% degli autovelox solo in Veneto, con ripercussioni simili in molte altre regioni.

Ma il vero nodo della questione riguarda i tempi necessari per l’omologazione degli apparecchi più datati: quanto ci vorrebbe per aggiornare un sistema di controllo vecchio e inefficiente? E chi ne pagherebbe le conseguenze nel frattempo?

Chi paga gli effetti di questo stop?

Lo stop del Ministero dei Trasporti non solo lascia irrisolto il problema, ma alimenta un clima di incertezza normativa. Il decreto voleva portare ordine, mentre la sua sospensione perpetua la confusione e rischia di favorire una gestione opaca della sicurezza stradale. Il risultato è che automobilisti e amministrazioni locali restano senza regole chiare, con il rischio di un’ondata di sanzioni nulle e di un aumento della litigiosità nelle aule di tribunale.

La retromarcia del Ministero, quindi, non è solo un rinvio tecnico: è l’ennesima dimostrazione di come la politica preferisca rimandare scelte scomode invece di affrontarle con coraggio. Una riforma attesa da oltre trent’anni ancora una volta lasciata in sospeso dunque, a scapito della chiarezza normativa e dell’efficacia dei controlli stradali.