A che punto ci troviamo e qual è la situazione attuale delle sanzioni dell’UE nei confronti della Russia? Scopriamone di più.
Il braccio di ferro sulle sanzioni tra Bruxelles e Budapest sembra quindi destinato a proseguire, mentre l’Unione Europea si prepara a varare nuove misure per colpire l’economia russa e limitare la sua capacità di finanziare la guerra in Ucraina.
Sanzioni UE nei confronti della Russia: a che punto siamo?
Dopo settimane di incertezza e trattative, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha infine dato il via libera alla proroga delle sanzioni europee contro la Russia, scongiurando il rischio che le misure restrittive decadessero automaticamente il 1° febbraio. Il blocco economico imposto da Bruxelles resterà quindi in vigore almeno fino al 31 luglio. Se l’Ungheria avesse confermato il veto, Mosca avrebbe potuto riottenere l’accesso a oltre 200 miliardi di euro della propria Banca centrale, attualmente congelati nell’UE e destinati a garantire il nuovo piano di aiuti macrofinanziari da 50 miliardi di euro a favore dell’Ucraina, finanziato anche dai Paesi del G7, Stati Uniti inclusi.
Il via libera di Budapest è arrivato in cambio di un impegno della Commissione europea a proseguire il dialogo con Kiev sulle forniture energetiche destinate al mercato europeo. Tuttavia, la decisione ucraina di bloccare il transito del gas russo attraverso il proprio territorio, in vigore dal 31 dicembre scorso, non sarà rimessa in discussione. Proprio questa scelta aveva suscitato forti critiche da parte dello stesso Orban, che più volte aveva espresso la sua contrarietà alla politica energetica di Kyiv.
Secondo alcuni analisti, il cambio di rotta dell’Ungheria potrebbe essere stato influenzato dall’atteggiamento della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, ritenuto favorevole a un inasprimento delle misure contro Mosca. Nel frattempo, l’UE ha già avviato il dibattito su un nuovo pacchetto di sanzioni, il sedicesimo dall’inizio del conflitto, che potrebbe essere varato in occasione del terzo anniversario dell’invasione russa, il 24 febbraio. Resta l’incognita del possibile ostruzionismo ungherese, che potrebbe nuovamente complicare il processo decisionale europeo.
Le ultime misure dell’UE contro Mosca
Lo scorso 16 dicembre, l’Unione Europea aveva già rafforzato le proprie sanzioni adottando il quindicesimo pacchetto di misure restrittive, mirate in particolare a colpire chi aggira le sanzioni e a depotenziare la cosiddetta “flotta fantasma” russa, impiegata per trasportare petrolio eludendo le restrizioni internazionali.
Le nuove sanzioni hanno colpito 54 individui, tra cui alti dirigenti di aziende energetiche russe, responsabili della deportazione di minori, operatori della propaganda del Cremlino e due alti funzionari nordcoreani. Inoltre, 30 entità economiche sono finite sotto restrizioni, tra cui società del settore della difesa, compagnie marittime specializzate nel trasporto di greggio e prodotti petroliferi, un impianto chimico, una compagnia aerea civile russa e un’azienda di logistica che supporta le operazioni militari di Mosca.
Un’attenzione particolare si riserva alla “flotta fantasma”, una rete di 79 imbarcazioni coinvolte nel traffico illegale di petrolio, nella fornitura di armi e persino nel saccheggio del grano ucraino. Queste navi non potranno più attraccare nei porti europei né ricevere servizi essenziali da parte di società dell’UE.
Parallelamente, il Consiglio ha ampliato la lista delle entità soggette a restrizioni per la fornitura di beni e tecnologie a doppio uso, includendo 32 nuovi soggetti ritenuti essenziali per l’industria militare russa. Le limitazioni toccano anche aziende situate in Paesi terzi come Cina, India, Iran, Serbia ed Emirati Arabi Uniti, accusate di facilitare l’accesso della Russia a tecnologie strategiche, come i droni.
Tutela delle imprese europee e nuove deroghe
Per proteggere le aziende dell’UE da contenziosi con controparti russe, Bruxelles ha deciso di vietare il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze emesse dai tribunali russi che ostacolano il ricorso a giurisdizioni alternative, spesso infliggendo pesanti sanzioni finanziarie alle imprese europee.
Infine, il Consiglio ha introdotto una deroga per consentire il rilascio dei fondi detenuti dai depositari centrali di titoli dell’UE e ha prorogato alcune eccezioni mirate a facilitare il disinvestimento dal mercato russo.